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Nov. 1st, 2012

Filorosso

kusobaba

Mosaico grigio cenere

Auguri di buon compleanno, Tesora.
Da parte di Aleksy, ma anche di Jav e degli altri.


Sognare con la pistola: è mai possibile?

E anche con l'inganno, il sopruso, l'assassinio.

Sognare il potere come sogni l'amore.

L'ultimo dei romantici è dotato di fin troppo senso pratico.

Aggiusta i toni del paesaggio pietroburghese con un filo di fumo.

È arrivato qui da lontano, come un uccello migratore, solo e senza storia come il serpente d'inchiostro che dalle braccia risale verso il collo.

Sognatore dall'amore perduto che ha smesso di vivere su una nuvola di tempo sospeso.

Certe città si scelgono gli abitanti in modo che completino perfettamente il mosaico.

Aleksy, stasera, si sente una tessera grigio cenere.

Apr. 10th, 2010

Conchiglia

occhi_di_notte

Meyankoku




MEYANKOKU*


Il matrimonio con Achod fu un giorno magico, mi sentivo importante come una principessa, ero certa che nessuna gioia avrebbe potuto rendermi più felice.
Nel maggio dell’anno dopo quando strinsi al seno mio figlio, seppi d’essermi sbagliata.
Achod mi aveva corteggiata con pazienza e intraprendenza, mi sentivo terribilmente lusingata perché lui era bello e desiderato da ogni ragazza in età da marito.

A mio padre non piaceva, Achod ai suoi occhi è sempre rimasto uno zotico arricchito.
La mia famiglia era una delle più antiche in Turchia, mio padre aveva una vera e propria passione per raccontare le storie del nostro antenato: un guerriero giannizzero che aveva combattuto per il sultano Mehmet II nell’epica battaglia per la conquista di Costantinopoli.
Ne conservava la shamshir* in una teca di vetro.

Achod invece era per metà occidentale da parte di suo padre: un americano, piccolo manager di una società petrolifera che aveva divorziato dalla moglie quando il figlio era troppo piccolo perfino per ricordarlo.
Era dovuto tornare ad occuparsi di lui oramai adolescente, alla morte della madre.
Gli aveva offerto un posto di lavoro nell’industria di raffinazione, ma Achod aveva grandi aspirazioni e fiuto per gli affari; aveva aiutato la società americana del padre a stipulare ottimi accordi, acquistando bacini su cui nessun altro era stato abbastanza coraggioso da scommettere.
Ad Achod veniva attribuita la colpa d’essere amico degli occidentali, d’esserlo per metà lui stesso, e di averli fatti arricchire con l’oro nero.
A vent’anni Achod ne era il Signore, favorito da americani e russi.
Dopo la malattia del padre, aveva preso il suo posto e nel giro di pochi anni sarebbe diventato il maggior azionista di una società propria.

Mio padre lo guardava e vedeva un asino pieno di soldi, io invece fin dal nostro primo incontro mi innamorai di lui per il suo essere così fuori dagli schemi.
Abituata a canoni aristocratici, Achod era diverso, unico e affascinante.
Era la prova che chiunque poteva costruirsi una propria piccola fortuna, un po’ per il capriccio del caso e un po’ per doti innate.
In lui si fondevano oriente e occidente, nella sua pelle più chiara della mia.
Capii solo più tardi che mi aveva sposata perché una moglie musulmana proveniente da una famiglia antica e tradizionale, avrebbe giovato alla parte di lui non accettata.

Allah mi diede in dono un figlio da lui, con i suoi stessi bellissimi occhi, neri e intelligenti. Un figlio che anche mio padre non poté fare a meno di amare, per la sua arguzia, la voglia di conoscere, ma soprattutto per la fierezza che lui proclamava venire direttamente dall’antenato guerriero.
Prima di spegnersi mio padre gli donò la sua preziosissima spada.
Achod invece sembrava guardare nostro figlio quasi con sospetto, non del tutto contento, a volte ho pensato ne fosse invidioso e intimorito.
La nostra unione è stata serena per un tempo ben misero, eppure non ho mai smesso di amare mio marito, forse è stato lo stesso anche per lui.
Ha avuto molte donne, ed io ho pianto per ciascuna di loro.

Mio padre mi ha chiesto molte volte perché non chiedessi il divorzio, non capendo la ragione, Achod stesso ad ogni suo rientro col profumo di una di quelle donne addosso mi ha sfidato a farlo.
La mia ragione aveva un sorriso raro e la risata ancora più preziosa, le dita eleganti come le mie, da pianista, e i colori della liquirizia che mangiavo mentre ero in cinta del mio Enack.


*"Liquirizia" in turco.

*"Coda di leone" in persiano: da cui deriva la parola "scimatarra", tipica delle popolazioni mediorientali.

Sep. 26th, 2009

Rosa e piano

occhi_di_notte

Kàva Kàva Kàva


Dedico questo frammento alla mia co-autrice, senza la quale la storia di Muro contro Muro nemmeno esisterebbe, perché sarebbe rimasta solo una bozza mentale.
Gliela dedico perché il 4 settembre è stato il suo compleanno e per colpa dei miei esami ancora non ci siamo potute vedere, per permettermi di darle un regalo vero.
Ma soprattutto te la dedico, Tesora, perché sei ormai parte di ciò che consedero più sacro e caro, un'amica.





Piazza Venceslao di notte,
Praga.

 
E' un frammento, si colloca in una parte non meglio precisata di Muro contro Muro, ma non fa riferimenti degni di nota alla trama portante.
Grazie di tutto Tesora.

 
Kàva Kàva Kàva

Praga non ha un gran numero di Cafè di cui potersi far vanto, alcuni di questi tuttavia sono davvero notevoli e rinomati. Il "Kavárna Obecní dům" ha specchi e splendidi lampadari di cristallo col suo stile Art Nouveau, il "Cafè Slavia" si trova proprio di fronte al Teatro Nazionale, tutto rimodernizzato in Art Deco.

E poi naturalmente c’è il "Cafè Milena", che porta il nome della donna amata da Kafka, in suo onore, offre una bellissima vista dell’orologio astronomico. Questi tre Cafè vengono riportati in ogni guida turistica che si rispetti e sono l’orgoglio della città.

 

Il "Kàva Kàva Kàva" invece è un piccolo Cafè, un locale informale e modesto, dagli spazi ristretti, i tavolini piccoli e tondi non abbastanza distanti tra loro per garantire intimità; al soffitto non ha lampadari vistosi, né vetrine che attirino i passanti, non ha uno stile che lo definisca nettamente.

Si potrebbe definire come il locale di Praga che per antonomasia rappresenta il contrario del tipico Gusto-Viljani. La sua figura tra quei tavoli è fuori posto, spicca così disgiunta da tutto il resto che lo circonda.

Ma non è per una banale voglia d’evasione che ad Enack capita di tanto in tanto di rintanarsi in quel locale, il "Kàva Kàva Kàva" offre qualità di caffè provenienti da tutto il mondo. Questo fa di lui l’unico locale dove Enack possa bere un autentico caffè proveniente dal suo paese.

E dopo le prime volte non ci sono più state occhiate perplesse, o imbarazzo per il suo vestiario elegante e i suoi silenzi poco socievoli.

 

Il "Kàva Kàva Kàva" si trova in un intreccio di Pasáž, passaggi, una rete di piccole strade che portano a Piazza Venceslao; non è che sia una bettola sconosciuta, è soltanto un posto da intenditori, da veri praghesi.

La differenza che corre tra il gusto di un turista in visita e un cittadino.

Viljani siede nell’angolo più lontano dall’ingresso, per evitare fastidiosi refoli di vento e neve, e per avere le spalle contro il muro, retaggio di una vita passata a doversi guardare dal mondo. Ma ora le spalle sono rilassate, poggiano contro l’intonaco appena più chiaro del maglione che indossa, un morbido color crema che gli fascia il busto e fa risaltare le punte dei suoi capelli che lo sfiorano sulla nuca e i suoi tratti scuri.

Un contrasto che riassume tutta la sua fredda rigorosità di uomo d’affari e la sua calda sensibilità di pianista. Enack ama suonare Chopin e sentirsi cullato dal suo romanticismo, ma sa che niente è in grado di rappresentarlo come i virtuosismi e i guizzi di salita e discesa delle note di Sergej Prokofiev.

Sono le dieci e il Cafè sta per chiudere, oltre a lui solo un altro tavolo è occupato da una coppia di ragazze che di sottecchi gli sorridono e poi si sorridono tra loro. Una delle due è più che carina, se a lui interessassero le donne non esiterebbe a definirla bella.

Con un leggero sorriso condiscendente ad increspargli le labbra ricambia il loro sguardo e si alza passando loro accanto, sfilando in modo amabile tra i tavoli.

 

Ad Enack capita sempre più raramente di riuscire a ritagliare esclusivamente per se stesso del tempo, tempo da perdere, in cui non fare niente di economicamente utile.

Le notti di Praga, appena arrivato in città anni prima, lo avevano dapprima annoiato e depresso; avevano significato ricevimenti al fianco di Aleksy e scopate.

La prima volta che aveva potuto girare così, a tempo perso, era stato per una fuga dal suo "padrone", che ben lungi dall’essersi finalmente deciso ad allungargli il giunzaglio, si era semplicemente distratto.

Al suo ritorno, infreddolito e soddisfatto, Aleksy lo aveva perfino schiaffeggiato; ma il ricordo vivido della magia che Enack aveva trovato perdendosi tra i vicoli, i profumi della Moldava, i colori e i suoni della vita notturna, erano stati un balsamo sulla pelle arrossata da quello schiaffo.

 

Di notte Piazza Venceslao si bagna di luci dorate, e la neve fa brillare la strada come fosse una lastra unica di ghiaccio, tutto è oro e argento anche la statua equestre, di fronte a cui si apre proprio la stradina di Pasáž Platýz.

I giardini sono completamente nascosti, è ricoperta di neve anche la targa delle vittime del comunismo, alcune rose vi giacciono accanto. Poetico omaggio.

E il pensiero di Enack viaggia del tutto istintivamente, fino alle due lastre di marmo che riposano uno accanto all’altra nel cimitero di Istanbul.

Ogni giorno Khalid porta diligentemente in sua vece fiori freschi, come lui non farebbe neppure stando lì.

Le tombe sono un simbolo, un conforto dei vivi che hanno bisogno di toccare anche il ricordo di chi non c’è più. Ma sua madre Enack la omaggia ogni volta che accarezza l’avorio dei tasti bianchi e neri del pianoforte, e anche suo padre rivive in lui ogni volta che stringe una mano e firma un assegno.

Dalla bocca una nuvola di condensa sboccia e appassisce, il cellulare vibra nella tasca del cappotto e la notte di Praga si annulla nel suo ronzio insistente.


Jul. 28th, 2008

Filorosso

kusobaba

Presentazione della community

"Muro contro Muro", con la sua doppia maiuscola volutamente speculare, nasce con l'intento di raccogliere tutto il materiale scritto da me e dalla mia illustre co-autrice occhi_di_notte (la vera mamma della storia) relativo ad un progetto di scrittura a quattro mani avviato, ormai, da più di due anni.

Non solo capitoli, dunque, ma anche veri e propri spin-off e frammenti vari, molto spesso inediti, che ci hanno aiutato ad inquadrare meglio il nostro gruppo di "mostri".

Nei prossimi post spiegheremo meglio trama e personaggi, per ognuno dei quali verrà creata una tag apposita, in modo da rendere più agevole la scelta dei brani da leggere.

Intanto, chi fosse interessato a curiosare fin da subito sulla storia e capire di cosa sto parlando, può cliccare tranquillamente qui.

Benvenuti in questa nuova avventura! 



 
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